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Veduta aerea di Robben Island nella Table Bay, con la Table Mountain e Città del Capo alle spalle

Storia di Robben Island: cinque secoli su un'isola della Table Bay

Andrea SemonellaDi Andrea Semonella Aggiornato il 18 min di lettura

In breve

La storia di Robben Island parte dal primo sbarco documentato, nel 1498, e arriva al museo di oggi. Dal 1615 olandesi e poi britannici la usarono come luogo di confino, dal 1845 al 1931 ospitò un lebbrosario, nella Seconda guerra mondiale fu una postazione a difesa di Città del Capo e dal 1961 al 1991 fu il carcere dei prigionieri politici del Sudafrica dell'apartheid. È un museo dal 1997 e patrimonio mondiale dell'UNESCO dal 1999.

Perché Robben Island è famosa

Robben Island è un'isola bassa e piatta nella Table Bay, a poco meno di 7 km dalla spiaggia di Bloubergstrand e a circa 11 km da Città del Capo. Il punto più alto, Minto's Hill, arriva appena a 24 metri sul livello del mare, tanto che dal V&A Waterfront l'isola sembra una linea sottile all'orizzonte. Sulla mappa si vede bene la sua posizione, con Città del Capo sull'altra sponda della baia:

Robben Island nella Table Bay

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Il mondo la conosce per il carcere. Dal 1961 al 1991 il governo dell'apartheid ci rinchiuse i suoi prigionieri politici, gli oppositori che temeva di più. Nelson Mandela vi passò 18 dei suoi 27 anni di prigione, e altri due futuri presidenti del Sudafrica, Jacob Zuma e Kgalema Motlanthe, ci scontarono dieci anni ciascuno. Gli altri prigionieri politici diventati ministri, premier provinciali e giudici li trovi nel nostro elenco dei prigionieri di Robben Island.

Il carcere, però, è solo l'ultimo capitolo. Per più di tre secoli chi governava il Capo mandò sull'isola le persone di cui voleva liberarsi: ribelli, esiliati, detenuti e, in seguito, malati. È questa lunga storia di confino a dare all'isola il peso che ha oggi per il Sudafrica, ed è per questo che l'UNESCO l'ha inserita nella sua Lista. Il grafico mostra quanto durò ciascuna di queste fasi.

Le fasi della storia di Robben Island e quanto durarono
  • Prigione e luogo di esilio, dal 1615 al 1846231 anni
  • Infermeria e lebbrosario, dal 1845 al 193186 anni
  • Zona militare, dal 1936 al 196125 anni
  • Carcere dell'apartheid per i prigionieri politici, dal 1961 al 199130 anni
  • Robben Island Museum, dal 1997 a oggi29 anni, e continua

Fonti: Robben Island Museum, UNESCO. Alcuni periodi si sovrappongono: i primi malati di lebbra arrivarono nel 1845, un anno prima della chiusura della vecchia prigione, e il carcere per i detenuti comuni rimase aperto fino al 1996.

Una montagna sommersa

Dal punto di vista geologico, l'isola è la cima di una montagna sommersa, unita a Blouberg, sulla terraferma, da una sella sottomarina. Le rocce su cui poggia si formarono 800-900 milioni di anni fa nel delta di un antico fiume. Circa 12.000 anni fa il livello del mare salì e aprì il canale che oggi la separa dalla costa. Gli strumenti di pietra trovati a ovest del carcere dimostrano che la zona era frequentata dall'uomo molto prima dell'arrivo delle navi.

Perché si chiama Robben Island?

Il nome viene dall'olandese robben, le foche: i primi marinai battezzarono così l'isola per le foche che trovavano sui suoi scogli. Ancora oggi, durante la traversata in traghetto, capita di vedere le otarie del Capo in acqua.

Robben Island e la Table Mountain all'orizzonte dalla spiaggia di Bloubergstrand

Robben Island e la Table Mountain viste dalla spiaggia di Bloubergstrand

Da Dias agli olandesi: dal 1488 al 1806

La storia europea dell'isola si fa cominciare di solito nel 1488, quando Bartolomeu Dias fu il primo navigatore a doppiare il Capo. Il Robben Island Museum, su questo punto, è prudente: non si sa se Dias o i suoi uomini abbiano mai messo piede sull'isola. Il primo sbarco documentato risale a dieci anni dopo, al 1498, quando alcuni marinai portoghesi vi trovarono rifugio, si ripararono in una grotta e bevvero alla sua sorgente.

Una dispensa e un ufficio postale per le navi di passaggio

Per i 150 anni successivi l'isola fu una tappa di rifornimento. Nel 1503 Antonio de Saldanha e i suoi uomini fecero scorpacciate di pinguini, foche e tartarughe. Nel 1601 il capitano inglese James Lancaster vi lasciò sei pecore e due montoni «a sollievo degli stranieri che vi dovessero giungere», e altri capitani olandesi e inglesi fecero lo stesso. I marinai nascondevano sull'isola anche le lettere, che la nave successiva avrebbe raccolto: era, di fatto, un ufficio postale.

I primi Khoikhoi a stabilirsi sull'isola lo fecero di loro volontà. Nel 1632 Autshumato, capo degli Strandlopers, i Khoikhoi che vivevano di quanto offrivano le spiagge, chiese di esservi portato con una ventina di seguaci: lì sarebbero stati al sicuro dai gruppi rivali, e foche e pinguini non mancavano. Ci visse a più riprese fino al 1640 circa, accendendo fuochi di segnalazione per le navi che dovevano lasciare o ritirare la posta.

I primi prigionieri

I primi detenuti arrivarono nel 1615: dieci prigionieri inglesi guidati da John Cross. Erano stati sbarcati e lasciati al Capo, dove furono aggrediti, e chiesero di essere trasferiti sull'isola per la loro sicurezza. Quando nel 1652 Jan van Riebeeck fondò la stazione olandese del Capo, l'isola diventò fattoria e cava: nel marzo 1654 quattro o cinque uomini vi furono sistemati per badare alle pecore e a un orto, e nel maggio 1657 vi furono mandati schiavi ed esiliati a tagliare la pietra bianca. Quello stesso mese una schiava di nome Eva, probabilmente originaria del Madagascar, diventò la prima donna detenuta sull'isola.

Il 10 luglio 1658 Autshumato tornò, ma questa volta contro la sua volontà: gli olandesi lo confinarono sull'isola con due compagni, Jan Cou e Boubo, perché smettesse di fomentare tensioni tra i Khoikhoi e l'insediamento. Per il museo sono loro i primi prigionieri politici dell'isola. Sua nipote Krotoa, che gli olandesi chiamavano Eva ed era la principale interprete dell'insediamento, vi fu esiliata nel 1669 e morì sull'isola nel 1674.

Gli esiliati delle Indie orientali

Dal 1682 la Compagnia olandese delle Indie orientali usò l'isola per sbarazzarsi dei capi che le resistevano in Asia. Il primo esiliato dalle Indie orientali fu il principe di Macassar, nel novembre 1682. Nel 1744 i tribunali di Batavia vi mandarono i primi capi religiosi musulmani, Said Aloeurie e Hadjee Mattaram, condannati a passarvi il resto della vita in catene. Il principe di Madura, esiliato negli anni Quaranta del Settecento per aver guidato la resistenza all'espansione olandese, morì sull'isola nel 1754; la salma fu restituita al figlio e oggi riposa a Giacarta. Il Moturu Kramat, il santuario con la cupola verde che lo ricorda, sorge a ovest del carcere; secondo il museo quello attuale fu ricostruito dai prigionieri nel 1967.

Il più influente di questi esiliati fu Tuan Guru, un principe di Tidore, detenuto dal 1780 al 1793. Sull'isola scrisse un libro di diritto islamico che nell'Ottocento diventò il testo di riferimento dei musulmani del Capo; una volta libero, fu il primo imam capo di Città del Capo.

Il primo registro dei detenuti dell'isola, del 1728, elenca 42 prigionieri: 26 europei e 16 «Indiaanen», il termine con cui gli olandesi indicavano tutti i prigionieri non bianchi. Nel 1789 erano saliti a 134. Nessun edificio olandese è arrivato intatto fino a noi, ma la cava Jan van Riebeeck, aperta nel 1652 per estrarre l'ardesia con cui fu costruita Città del Capo, rimase in attività per circa 300 anni, fino al 1963, sempre con il lavoro forzato.

L'epoca britannica: esiliati, evasioni e un faro

Nel 1806 il Capo passò alla Gran Bretagna, che continuò a usare l'isola come luogo di esilio. Tra il 1806 e il 1808 i britannici costruirono un nuovo insediamento all'estremità sud, dove si trova ancora il villaggio; nel 1833 c'erano la casa del comandante, le caserme, un forno, una fucina, alcuni laboratori e posto per circa 200 prigionieri. Per qualche anno funzionò anche una stazione baleniera, chiusa nel 1820.

In questo periodo i prigionieri politici erano soprattutto capi africani che si erano opposti all'espansione coloniale sulla frontiera: khoikhoi, xhosa e korana. Il capo khoikhoi David Stuurman evase appena quattro mesi dopo l'arrivo, fu ripreso dieci anni più tardi ed evase di nuovo nel 1820.

Il prigioniero più celebre di quegli anni è Makhanda, detto anche Nxele o Makana, guaritore e capo militare xhosa, consigliere del capo Ndlambe, che nel 1819 guidò l'attacco a Grahamstown. Dopo la sconfitta si consegnò e, alla fine del 1819, fu deportato a Robben Island. Alcune fonti parlano di una condanna all'ergastolo; la biografia di Makhanda su SA History Online fa notare che non fu mai processato. Nell'agosto 1820 tentò la fuga: la barca si rovesciò vicino a Bloubergstrand e lui annegò. Anche il capo xhosa Maqoma fu esiliato sull'isola, con la moglie Katyi, per 21 anni.

Ai britannici si devono anche diversi edifici simbolo dell'isola. La Garrison Church, nel villaggio, fu costruita nel 1841 con il lavoro dei prigionieri. Il faro di Minto's Hill fu eretto nel 1864, dopo il naufragio del Forfarshire, uno degli oltre 70 registrati intorno all'isola, e acceso nel 1865: funziona ancora e lampeggia ogni sette secondi. Nel 1892 fu posata una piccola linea a scartamento ridotto tra la rimessa delle barche e i magazzini, con i carrelli trainati da muli.

Il faro di Minto's Hill che si alza sopra la macchia verde di Robben Island
Il faro di Minto's Hill, acceso nel 1865
Il relitto arrugginito di una nave sulla costa rocciosa di Robben Island
Il relitto arrugginito di una nave sugli scogli dell'isola

Il lebbrosario di Robben Island, dal 1845 al 1931

Nel 1844 il segretario coloniale John Montagu propose di trasferire sull'isola i ricoveri per lebbrosi e per poveri del Capo e i pazienti del manicomio di Città del Capo: lì sarebbero costati meno alle casse pubbliche. Nel 1846 la vecchia prigione chiuse e i suoi edifici diventarono una General Infirmary, un'infermeria generale per tre categorie di malati: lebbrosi, malati cronici e malati di mente. I primi malati di lebbra arrivarono alla fine del 1845 da Hemel-en-Aarde, vicino a Caledon, e altri li seguirono da Port Elizabeth nel gennaio 1846. Nel maggio 1847 i ricoverati erano 194: 72 malati cronici, 68 malati di mente e 54 malati di lebbra. All'inizio, dunque, i lebbrosi erano il gruppo meno numeroso.

Pazienti a Robben Island nel maggio 1847
  • Malati cronici72
  • Malati di mente68
  • Malati di lebbra54

Fonte: Robben Island Museum. Totale: 194 pazienti.

Nella pagina sui primi anni dell'infermeria il museo la descrive come «un luogo di esclusione» più che di cura. Assistenza medica e cibo erano scarsi, i pazienti dovevano provvedere da soli a buona parte delle cure e del bucato, ed erano separati per razza, classe e sesso, decenni prima che la segregazione diventasse una regola ufficiale negli ospedali della terraferma. L'ospedale per i malati cronici chiuse nel 1892 e nel 1921 i malati di mente furono trasferiti altrove: sull'isola restarono soltanto i lebbrosi.

Il Leprosy Repression Act, la legge del 1891 per la repressione della lebbra, rese obbligatorio l'isolamento. Da quel momento chi riceveva la diagnosi veniva mandato sull'isola per legge, e nel 1892 quello di Robben Island era l'unico lebbrosario della Colonia del Capo. I malati non subirono in silenzio: nel 1892 gli uomini firmarono una petizione contro la legge, e nel 1893 le donne scioperarono, rifiutandosi di pulire i padiglioni e di mandare la biancheria in lavanderia.

Il lebbrosario chiuse nel 1931, perché costava troppo e perché sulla terraferma avevano aperto nuovi ospedali, separati per razza. Secondo il Robben Island Museum i pazienti rimasti furono trasferiti al Westfort Hospital di Pretoria; secondo SA History Online, negli ospedali della regione del Capo. Dei circa 170 edifici che c'erano sull'isola nel 1931, una novantina erano padiglioni per lebbrosi: per paura del contagio furono demoliti e dati alle fiamme.

La chiesa del Buon Pastore

La chiesa del Buon Pastore (Church of the Good Shepherd), piccola e in pietra, è l'unico edificio sopravvissuto del lebbrosario. La progettò Sir Herbert Baker e la costruirono nel 1895 i malati stessi. Era riservata agli uomini e non aveva panche. Abbandonata nel 1931, fu riconsacrata come chiesa della marina militare nel 1942 e restaurata nel 2001; ancora oggi ospita qualche celebrazione in occasioni particolari.

Il cimitero dei lebbrosi

A nord della chiesa, il cimitero dei lebbrosi arriva quasi a toccare i muri del carcere di massima sicurezza: negli anni Sessanta, quando si scavarono le fondamenta del carcere, vennero alla luce ossa umane. È una delle prime tappe del giro in bus, e per molti visitatori è lì che si capisce che la storia dell'isola non comincia nel 1961.

Non tutti i morti dell'isola erano malati. Ai piedi di Minto's Hill c'è l'Irish Cemetery, il cimitero degli irlandesi, usato fino al 1923 per il personale e i residenti: dopo la grande carestia in Irlanda se ne stabilirono qui così tanti, a lavorare nell'infermeria e nel villaggio, che l'isola fu soprannominata «Irish Town».

La Church of the Good Shepherd, in pietra, costruita nel 1895 dai malati di lebbra
La chiesa del Buon Pastore, costruita nel 1895 dai malati di lebbra
Lapidi dietro il cartello del cimitero dei lebbrosi di Robben Island
Le lapidi dietro il cartello del cimitero dei lebbrosi

La Seconda guerra mondiale: i cannoni puntati sulla Table Bay

Dal 1931 al 1960 l'isola non fu una prigione, l'unica pausa del genere nella sua storia moderna. Un decreto pubblicato sulla Government Gazette, la gazzetta ufficiale, il 22 maggio 1936 la riservò «a scopi militari», e dal 1939 al 1945 fece parte delle difese costiere dell'Unione Sudafricana.

La prima postazione d'artiglieria fu completata nell'aprile 1940: il cannone da 6 pollici della Cornelia Battery, che sorvegliava il canale verso Blouberg. Seguì la De Waal Battery, con pezzi da 9,2 pollici installati tra il novembre 1940 e il luglio 1941. Tutto intorno sorsero bunker sotterranei e un campo d'aviazione con due piste da 700 metri, realizzato tra il 1940 e il 1942. Dal giugno 1941 una stazione di smagnetizzazione vicino al porto proteggeva le navi dalle mine magnetiche tedesche: risulta che le squadre della marina ne abbiano trattate 4.451 nel corso della guerra. Agli anni del conflitto risalgono anche i primi grandi lavori a Murray's Bay Harbour, dove oggi attracca il traghetto.

L'isola era anche un campo di addestramento. Più di 400 donne si formarono nella sua scuola di artiglieria, e circa 2.000 uomini del Cape Corps impararono a usare i cannoni lontano da occhi indiscreti, perché la linea ufficiale voleva che gli uomini neri non portassero armi. I cannoni non spararono mai contro una nave nemica.

I bunker ci sono ancora e il bus del tour ci passa davanti. Uno degli edifici di quegli anni avrebbe poi avuto un ruolo più cupo: un ex ufficio di igiene militare diventò la casa in cui Robert Sobukwe fu tenuto in isolamento. Il 24 marzo 1961 il Department of Prisons, l'amministrazione penitenziaria, prese in consegna l'isola dall'esercito.

Deve il nome alle foche, la fama agli uomini che vi furono rinchiusi.

Robben Island durante l'apartheid, dal 1961 al 1996

Nel 1961 il governo dell'apartheid fece di nuovo dell'isola un luogo di detenzione. Costruì un carcere di massima sicurezza per i prigionieri politici e uno di media sicurezza per i detenuti comuni, e a costruirli furono costretti gli stessi prigionieri, con la pietra delle cave dell'isola.

I capi dei movimenti di liberazione erano rinchiusi nella sezione B del blocco d'isolamento. Nelson Mandela arrivò il 13 giugno 1964, dopo il processo di Rivonia, con Walter Sisulu, Ahmed Kathrada e gli altri condannati, e ci rimase fino al 31 marzo 1982. I detenuti della sezione B lavoravano nella cava di calce, e la prima stesura dell'autobiografia di Mandela, Lungo cammino verso la libertà, fu nascosta nell'orto della sezione.

Robert Sobukwe, leader del Pan Africanist Congress, fu tenuto lontano da tutti: dal 1963 al 1969 visse da solo in una casa distante dal carcere, con il divieto di parlare con chiunque. La sua detenzione veniva rinnovata ogni anno in base a una norma nota come Sobukwe Clause.

Nei primi anni le condizioni furono brutali: lavori forzati nelle cave, razioni di cibo stabilite in base alla razza, pantaloni corti per i prigionieri africani, lettere censurate e colloqui dietro un vetro. Cominciarono a migliorare solo dopo il 1966, quando circa mille prigionieri entrarono in sciopero della fame. Dopo la rivolta di Soweto del giugno 1976 arrivò una nuova ondata di detenuti, giovani e più radicali. I prigionieri namibiani della SWAPO, che combattevano l'occupazione sudafricana del loro Paese, rimasero sull'isola dal 1968 fino alla liberazione, nel 1984.

Gli ultimi prigionieri politici se ne andarono nel maggio 1991; il carcere per i detenuti comuni chiuse nel 1996. Già nel 1982 Indres Naidoo aveva pubblicato Island in Chains, il primo libro di memorie sulla vita in quel carcere.

Celle, sezioni e vita quotidiana sono raccontate per esteso nella nostra guida alla prigione di Robben Island. Per i diciotto anni di Mandela, dal numero di matricola alla cella, c'è la pagina Nelson Mandela a Robben Island.

Filo spinato e una torretta di guardia intorno alla prigione, con la cupola verde del Moturu Kramat sullo sfondo

Filo spinato e una torretta, sullo sfondo la cupola del Moturu Kramat

Museo nel 1997, patrimonio UNESCO nel 1999

Nel 1995, quattro anni dopo la partenza degli ultimi prigionieri politici, un gruppo di ex detenuti guidato da Mandela tornò sull'isola per un raduno. All'ingresso della cava di calce eressero un cumulo di pietre, l'isisivane, in ricordo della vita in carcere e dei lavori forzati. È ancora lì.

Nel 1997 l'isola fu dichiarata monumento nazionale e diventò il Robben Island Museum, che da allora la gestisce. Due anni dopo, nel dicembre 1999, durante la 23ª sessione del Comitato del patrimonio mondiale, l'UNESCO la iscrisse nella Lista del patrimonio mondiale con il numero 916. Era il primo sito che il Sudafrica avesse candidato.

Perché Robben Island è patrimonio dell'umanità?

L'UNESCO l'ha iscritta in base a due criteri culturali, il (iii) e il (vi), e nella decisione del Comitato del patrimonio mondiale li motiva entrambi. Per il criterio (iii), gli edifici dell'isola «testimoniano in modo eloquente la sua cupa storia». Per il criterio (vi), Robben Island e i suoi edifici carcerari «simboleggiano il trionfo dello spirito umano, della libertà e della democrazia sull'oppressione». In concreto, le ragioni sono due: i suoi edifici raccontano in un unico luogo più di tre secoli di esilio e di prigionia, e nessun altro sito è legato quanto questo alla lotta contro l'apartheid e a chi l'ha vinta.

Per questo l'isola è conservata come una testimonianza e non come una rovina, e dentro il carcere a guidare i visitatori sono spesso gli ex prigionieri politici.

Robben Island oggi

Sull'isola convivono il museo, una fauna protetta e un piccolo villaggio abitato. Nella zona del villaggio, vicino al porto, ci sono un circolo, una piscina, un parco giochi e la vecchia Governor's House, la residenza del governatore; la Guest House del 1895, un tempo casa del commissario, è oggi una sede per convegni. La scuola costruita nel 1894 è chiusa.

I visitatori arrivano soltanto con i traghetti del museo, che partono dal Nelson Mandela Gateway al V&A Waterfront e attraccano a Murray's Bay Harbour. Non si può girare per conto proprio: l'isola si vede con un giro guidato in bus, poi si entra a piedi nel carcere. Traghetti compresi, la visita dura circa 3,5-4 ore e la puoi prenotare su Tiqets. Nella nostra pagina sul tour di Robben Island trovi cosa succede tappa per tappa.

Intanto sull'isola è tornata la fauna. Dagli anni Ottanta i pinguini africani hanno ripreso a nidificare qui, accanto a uccelli marini e piccole antilopi: ne parliamo nella guida a pinguini e fauna di Robben Island.

La storia di Robben Island in sintesi

  1. 1488

    Bartolomeu Dias doppia il Capo; il primo sbarco documentato sull'isola è del 1498.

  2. 1615

    Dieci detenuti inglesi sono i primi prigionieri dell'isola.

  3. 1652

    Jan van Riebeeck fonda la stazione olandese del Capo.

  4. 1658

    Autshumato e due compagni sono i primi prigionieri politici.

  5. 1682

    Arriva il primo esiliato dalle Indie orientali, il principe di Macassar.

  6. 1754

    Muore sull'isola il principe di Madura, ricordato dal Moturu Kramat.

  7. 1806

    Il Capo passa ai britannici, che continuano a usare l'isola come luogo di esilio.

  8. 1819

    Makhanda viene deportato sull'isola; annega nel 1820 tentando la fuga.

  9. 1845

    Arrivano da Hemel-en-Aarde i primi malati di lebbra.

  10. 1865

    Si accende il faro di Minto's Hill.

  11. 1891

    Il Leprosy Repression Act rende obbligatorio l'isolamento dei malati di lebbra.

  12. 1895

    I malati di lebbra costruiscono la chiesa del Buon Pastore.

  13. 1931

    Chiude il lebbrosario; fino al 1961 l'isola non ospita prigionieri.

  14. 1939-1945

    Con le sue batterie di cannoni l'isola entra nelle difese costiere di Città del Capo.

  15. 1961

    Il 24 marzo l'amministrazione penitenziaria prende in consegna l'isola dall'esercito.

  16. 1964

    Il 13 giugno arriva Nelson Mandela; ripartirà il 31 marzo 1982.

  17. 1966

    Circa mille prigionieri entrano in sciopero della fame.

  18. 1991

    A maggio se ne vanno gli ultimi prigionieri politici.

  19. 1996

    Chiude il carcere per i detenuti comuni.

  20. 1997

    L'isola diventa monumento nazionale e Robben Island Museum.

  21. 1999

    L'UNESCO iscrive Robben Island nella Lista del patrimonio mondiale.

  • 1615Primi prigionieri mandati sull'isola
  • 70+Naufragi registrati intorno all'isola
  • 20Cave sull'isola
  • 24 mPunto più alto, Minto's Hill

Curiosità su Robben Island

Qualche dato che durante il tour difficilmente ti raccontano.

  • Dimensioni: circa 5 chilometri quadrati, un ovale lungo all'incirca 3,3 km e largo 1,9 km. Sulla superficie le fonti danno cifre leggermente diverse.
  • Altitudine: l'isola è piatta. Il punto più alto, Minto's Hill, è a 24 metri sul livello del mare.
  • Clima: secondo il museo, rispetto a Città del Capo il vento è più forte e le temperature più estreme.
  • Tre presidenti: Nelson Mandela, Kgalema Motlanthe e Jacob Zuma sono stati tutti detenuti sull'isola.
  • Il cumulo di pietre: l'isisivane della cava di calce fu costruito pietra su pietra dagli ex prigionieri durante il raduno del 1995.
  • Fauna: sull'isola sono state censite circa 132 specie di uccelli.
  • Naufragi: il primo documentato risale al 1611. La nave mineraliera Daeyang Family si incagliò sulla scogliera nel 1986, e un peschereccio e una nave di recupero arenati nel 1998 sono ancora visibili sulla riva.
  • Cave: il registro dei siti dell'isola conta 20 cave, ma si conosce la storia solo delle tre più grandi: la Jan van Riebeeck, la Bluestone e la cava di calce.

Se vuoi vedere questi luoghi di persona, il traghetto con la visita al carcere si prenota su Tiqets a partire da 42,50 €; se le date non sono ancora sicure, esiste anche la versione flessibile, con cancellazione gratuita fino a 24 ore prima. Le altre formule, con i relativi prezzi, sono nella pagina dei biglietti per Robben Island.

Storia di Robben Island: domande frequenti

Qual è la storia di Robben Island in breve?

Dopo il primo sbarco documentato, nel 1498, l'isola diventò una tappa di rifornimento per le navi di passaggio. Dal 1615 gli olandesi, e poi i britannici, ci mandarono detenuti, ribelli ed esiliati; dal 1845 al 1931 fu un lebbrosario; nella Seconda guerra mondiale fu fortificata a difesa di Città del Capo; dal 1961 al 1991 ospitò i prigionieri politici dell'apartheid. Dal 1997 è un museo.

Perché Robben Island è famosa?

Perché Nelson Mandela ci passò 18 dei suoi 27 anni di prigione, insieme a molti dei leader che combatterono l'apartheid. Sull'isola furono detenuti anche altri due futuri presidenti, Jacob Zuma e Kgalema Motlanthe.

Perché si chiama Robben Island?

Per le foche, che in olandese si chiamano robben: i marinai la battezzarono così perché ne trovavano molte sulle sue coste.

Quando Robben Island è diventata patrimonio dell'umanità?

Nel dicembre 1999, durante la 23ª sessione del Comitato del patrimonio mondiale, in base ai criteri (iii) e (vi). Era il primo sito che il Sudafrica candidava alla Lista, due anni dopo la nascita del museo.

Robben Island è stata un lebbrosario?

Sì. Dal 1845 sull'isola venivano mandati i malati di lebbra, insieme a indigenti e malati di mente. Il Leprosy Repression Act, la legge del 1891 contro la lebbra, rese obbligatorio l'isolamento, e il lebbrosario chiuse nel 1931. Ne restano la chiesa del Buon Pastore (Church of the Good Shepherd) e il cimitero dei lebbrosi.

Che fine fecero i malati di lebbra quando il lebbrosario chiuse?

Nel 1931 i pazienti rimasti furono portati via dall'isola, e i padiglioni furono demoliti e dati alle fiamme. Secondo il Robben Island Museum i malati finirono al Westfort Hospital di Pretoria, mentre per SA History Online furono distribuiti negli ospedali della regione del Capo: le fonti non concordano del tutto.

Chi fu il primo prigioniero di Robben Island?

Secondo il Robben Island Museum, i primi furono dieci detenuti inglesi sbarcati sull'isola nel 1615. I primi prigionieri politici furono invece il capo khoikhoi Autshumato e due compagni, Jan Cou e Boubo, che gli olandesi vi confinarono il 10 luglio 1658.

Perché Robben Island è importante per il Sudafrica?

Perché per quasi quattro secoli chi deteneva il potere ci ha mandato chi gli si opponeva, dai capi khoikhoi e xhosa agli uomini che combatterono l'apartheid. Per usare le parole dell'UNESCO, i suoi edifici carcerari simboleggiano il trionfo dello spirito umano, della libertà e della democrazia sull'oppressione.

Qualcuno vive ancora a Robben Island?

Sì, una piccola comunità abita nel villaggio vicino al porto, che ha un suo circolo, una piscina e un parco giochi. Il museo non pubblica un numero ufficiale di residenti.

Come si visita Robben Island?

Solo con il tour guidato del museo: si parte in traghetto dal Nelson Mandela Gateway, al V&A Waterfront, si fa il giro dell'isola in bus e si entra a piedi nel carcere. Puoi prenotarlo su Tiqets a partire da 42,50 €.

Andrea Semonella

Andrea SemonellaNato e cresciuto a Genova, è cofondatore di Benicool, che pubblica guide indipendenti ai grandi luoghi della cultura. Ha viaggiato in tutti i continenti e spiega come visitare questi luoghi spendendo il giusto, in denaro e in tempo.

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